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ARCITALIANI o le 600 giornate di Salò di Massimo Sgorbani Debutto 2015

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La Commedia di Candido – Stefano Massini – Estate 2012 -2013 Villa Gerini

Regia: Rosario Campisi

Un’ex attrice avvezza a calcare i palcoscenici più malfamati del settecento parigino si trova ad essere l’elemento scatenante di un meccanismo metatateatrale che si ripete all’infinito: spaziando tra il fatiscente tinello di Rousseau, le insane manie di Diderot e le luculliane colazioni di Voltaire, l’energica Augustine sarà protagonista di mirabolanti ed avventurose storie condite da continui travestimenti e finzioni. La commedia di Candido, non una fedele trasposizione dell’originale volteriano, ma un impietoso, quanto lucido, ritratto di una società sconvolta dalla notizia di un libro che avrebbe messo alla berlina in maniera indistinta gli stati come la chiesa, gli eserciti al pari delle diplomazie.Leggi la Recensione!

La Meccanica dell’Amore – Marzo 2013 – Teatro Lumiere

Regia: Alessandro Riccio

Dal 7 al 10 marzo 2013  “La Meccanica dell’Amore” con Alessandro Riccio e Gaia Nanni al Teatro Lumière, in via di Ripoli, 231. E’ la storia di Orlando, anziano e bisbetico signore solitario. Ogni tentativo di avvicinarlo è impossibile. Ma il caso vuole che abbia bisogno di una cameriera meccanica, l’ultimo ritrovato della tecnologia. Due mondi lontanissimi si incontrano: la testardaggine dell’anzianità con la mancanza di elasticità della macchina. Tecnologia e solitudine. Poesia e meccanica. Alessandro Riccio è affiancato dalla straordinaria Gaia Nanni nei panni di un impressionante robot  per un duetto pieno di piccole sfumature e grandi risate.

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Camere con Crimini – Febbraio 2013 – Teatro Le Laudi

Regia: Paolo Santangelo

Dal 22 al 24 febbraio 2013 al Teatro Le Laudi di Firenze  in scena lo spettacolo teatrale”Camere con crimini” di Sam Bobrick e Ron Clarck con Marco Contè, Gaia Nanni, Fabio Rubino. In una camera d’albergo di un hotel di New York si intrecciano vite, amori e intenti criminali. Arlene è la moglie, sposata con Paul venditore di auto usate e amante di Mitchell, dentista di famiglia. Ma se pensate che si tratti di una tradizionale commedia d’amore e di corna siete in errore. I nostri tre eroi invece di organizzare romantici incontri tete a tete, cercheranno di uccidersi l’un l’altro, alleandosi a vicenda, in una girandola di situazioni assurde e comicissime che trasportano lo spettatore in un viaggio a pieno ritmo, ricco di risate e colpi di scena. Una vicenda paradossale che diverte e intriga, dove il numero tre domina su tutta la commedia. Tre gli atti. Tre i protagonisti. Tre i tentati omicidi. Dopo anni di successo a Broadway e in tutto il mondo, approda anche a Firenze questa strepitoso testo di Sam Bobrick e Ron Clarck.

Nozze di sangue – Garcia Lorca – Ottobre 2012 – Teatro le Laudi

Regia: Paolo Biribò e Marco Toloni

Due anni fa i registi misero in scena La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca, autore spagnolo tormentato e cupo, morto a soli 38 anni poco prima che il suo paese cadesse sotto la dittatura di Franco. Oggi si confrontano nuovamente con lui nel testo Nozze di sangue(in scena al Teatro Le Laudi) e il loro tocco è evidente. La scenografia si avvale di sedie e panche da chiesa, luoghi da cui un coro di donne curiose e pettegole guarda, ascolta, bisbiglia, commenta. Sguardi indiscreti che giudicano ogni cosa. La realtà che Lorca descrive, infatti, è fortemente moralista, pronta a puntare il dito. I personaggi sono quasi sempre insoddisfatti e infelici, o troppo ingenui. In entrambi le opere in primo piano c’è una madre-padrona che farebbe qualsiasi cosa per preservare i propri figli dalle sciagure, ma in Nozze di sangue (interpretata da Valeria Vitti), purtroppo, marito e figlio sono stati assassinati da una famiglia “rivale”. Le rimane solo un altro maschio (Rosario Campisi), ingenuo e delicato, la cui sorte è minacciata da un matrimonio imminente.

La sposa (Gaia Nanni) non ha dimenticato il suo primo amore Leonardo (Fabio Rubino), marito di sua cugina (Cristina Di Sciullo), la quale sa della passione che li lega, ma finge di ignorarla. Leonardo, inoltre, appartiene a quella stessa famiglia che ha ucciso i familiari dello sposo. Due motivi per non essere molto simpatico alla madre di quest’ultimo. Il giorno delle nozze i nodi vengono al pettine. La promessa sposa è inquieta, si respira un’aria di morte e non di festa. Vano il tentativo di consolazione della serva fedele (Anna Collazzo). Nonostante la donna cerchi rifugio nel suo fidanzato, alla fine cede alla tentazione e fugge via con Leonardo. Gli omicidi passati tornano come un vortice nel cuore di quella madre che ha tirato su da sola il suo unico figlio e ora lo vede infamato. Per colpa di chi, poi? Proprio di uno di loro. Al rancore segue la voglia di vendetta. Agli occhi del paese è bene riacquistare rispetto e onore.

Il preludio di morte è scandito da una musica bellissima. La scelta è caduta su pezzi in cui gli archi fossero protagonisti, musiche di origine araba, le quali rappresentano una realtà che ancora oggi è molto simile a quella spagnola del secolo scorso: l’onore della famiglia, la castità della donna, il comportamento moralmente auspicabile sono elementi fondamentali nella cultura tradizionale musulmana. I coltelli sono graditi qualora tali valori vengano messi in discussione, sono arma prediletta per rivendicare l’onore o per dimostrare la propria forza. Proprio come accade in Nozze di sangue. In teatro un fitto pubblico di giovani – e questo fa piacere – ha applaudito la messinscena asciutta e intensa di Biribò e Toloni, grazie a un gruppo di attori affiatato. Sedici per la precisione

La Parola ai Giurati – Novembre 2012 – Teatro Le Laudi

Regia: Paolo Santangelo

Reso celebre dalla versione cinematografica di Sidney Lumet con Henry Fonda protagonista, “La parola giurati” è un thriller giudiziario ambientato a New York. Dodici persone di diversa età, origini ed estrazione sociale, si ritrovano in camera di consiglio per pronunciare un verdetto di colpevolezza nei confronti di un ragazzo accusato di aver ucciso il padre. Le prove sono così schiaccianti che la condanna alla sedia elettrica appare facile, scontata, quasi una formalità burocratica che impiegherà solo pochi minuti. Ma c’è un problema. Quando è prevista la condanna a morte bisogna raggiungere l’unanimità. E uno di loro non è d’ accordo. Ha un ragionevole dubbio e con meticolosità e intelligenza li costringe a riesaminare tutto il processo fino a che, grazie a una serie di brillanti deduzioni, non ne incrina le certezze. Fra violenti contrasti, dubbi ed estenuanti discussioni, i dodici rimangono chiusi fino a che non avranno trovato un’unica decisione. Colpevole o innocente?

Re Lear – Shakespeare – Tournée 2012-2013

Regia: Gianfranco Pedullà

In King Lear, fra i tanti temi, Shakespeare parla di un difficile passaggio di poteri fra le generazioni di un‟arcaica e mitica Inghilterra. Qualcosa di simile sembra accadere nella nostra epoca, dove la comunicazione fra padri e figli appare sbilanciata a favore di adulti sempre giovanili, giovani che – per molti motivi (culturali, lavorativi, sociali) – faticano a imporre la loro funzione sociale e non riescono a diventare adulti. Forse la morte ci fa più paura e una briciola di potere lusinga più del dovuto le nostre fragili vite. Mettere in scena RE LEAR è come salire su una montagna e gettare un lungo e pietoso sguardo sul mondo, sulle conquiste e sulle cadute degli uomini. Una montagna misteriosa che, scalandola, svela lentamente la grandezza e la piccolezza del genere umano. Le rivalità, la competizione sfrenata, riportano gli uomini e le donne allo stato bestiale, alla violenza, alla guerra sterminatrice. L‟avidità di potere scatena – parafrasando Marx – gli „spiriti selvaggi‟ della specie umana. E‟ allora che si rompono i legami di solidarietà fra giovani e vecchi, fra padri e figli, tra fratelli e sorelle; e la vita umana si chiude nell‟individualismo cieco, nella solitudine aggressiva, nella sofferenza e nell‟insofferenza. Resta solo spazio per tamburi e rituali di guerra, alla fine della quale la terra appare devastata e desolata; un deserto che solo una nuova generazione di giovani onesti – e eticamente motivati – può sperare di seminare e fecondare con pazienza, tenacia e nuovo respiro. Ho provato a collocare questa storia in un tempo arcaico, prima della modernità. Alcune suggestioni sono rintracciabili – sia pure sullo sfondo – in un certo cinema di Pasolini (Edipo Re e Medea) e altre nella lezione teatrale di Peter Brook, maestro di essenzialità scenica e leggerezza recitativa.

13-14 Aprile – Il Metodo Gronholm – Teatro Puccini – Firenze

Regia: Paolo Santangelo

Quattro manager, tre uomini e una donna, chiusi in una stanza, sono pronti a battersi, senza esclusione di colpi, per un posto di direttore generale per una multinazionale giapponese. Ciascuno contro tutti o almeno questo è quello che credono. Ma la stessa azienda dichiara che tra i quattro c’è infiltrato, uno psicologo. Ma chi è? E sarà vero? Seguendo le regole di un gioco crudele, i quattro accettano di affrontare strane prove attitudinali e di rivelare agli altri i propri segreti più imbarazzanti, pronti anche a umiliarsi pur di guadagnare l’ambito posto. Ciascuno inganna l’altro, subisce l’inganno e inganna se stesso. Sfruttando la struttura  e il ritmo del thriller, l’autore mescola indizi veri con piste false che alimentano continui colpi di scena portando lo spettatore a un sorprendente finale che ribalterà tutte le convinzioni acquisite fino a quel momento.

Un capolavoro del teatro contemporaneo che per tre stagioni ha monopolizzato il cartellone di Barcellona con un successo clamoroso.

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8-9 Marzo – Gli Ultimi saranno gli Ultimi – Teatro del Cestello – Firenze

il dubbio gaia nanniRegia: Marco Contè

Un’operaia incinta si ritrova disoccupata alla vigilia del parto. La donna è
disperata e la sua reazione è improvvisa e alquanto maldestra: irrompe sul
posto di lavoro e prende in ostaggio la responsabile del suo licenziamento.
Una vicenda vissuta tutta in una notte, in cui si incrociano i destini di uomini
e donne normalmente distanti tra loro: una fredda dirigente d’azienda piegata
alle leggi di mercato, un’ingenua poliziotta di provincia, un transessuale
sarcastico e disilluso, una saggia donna delle pulizie fissata con le canzonette
e un bambino che sta per nascere … e se decidesse di venire al mondo
proprio quella notte?
Una sola attrice in scena interpreta tutti i protagonisti di questa storia in un
monologo amaro e dissacrante

24-25-26 Febbraio – Il Dubbio – Teatro Le Laudi – Firenze

Locandina de "Il Dubbio"Regia di Paolo Santangelo

New York 1964.

In una scuola cattolica di periferia la vita scorre nel rispetto di regole antiche e igorose sotto il rigido controllo di Suor Aloysius quando l’arrivo di padre Flynn, un prete moderno e aperto ai cambiamenti, ne sconvolge gli equilibri. Per fermarlo, gli viene mossa un’accusa infamante che potrebbe addirittura portarlo a rinunciare all’abito talare. In mancanza di prove, il dubbio si insinua, dilaga inarrestabile, mina la sua serenità, costringendolo a combattere per salvare la sua reputazione e la sua dignità. E quando lo spettatore crede finalmente di aver afferrato la verità, un finale inatteso ribalterà tutte le sue convinzioni.

Vincitrice del Premio Pulitzer, questa strepitosa commedia ha avuto una versione cinematografica nel 2005 con Meryl Streep nel ruolo di Suor Aloysius, che le è valsa una candidatura all’oscar come migliore attrice protagonista.

 

Info e prenotazioni Teatro Le Laudi  Via Leonardo da Vinci, 2r – 50132 Firenze info@teatrolelaudi.it www.teatrolelaudi.it
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