Nozze di sangue – Garcia Lorca – Ottobre 2012 – Teatro le Laudi

Regia: Paolo Biribò e Marco Toloni

Due anni fa i registi misero in scena La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca, autore spagnolo tormentato e cupo, morto a soli 38 anni poco prima che il suo paese cadesse sotto la dittatura di Franco. Oggi si confrontano nuovamente con lui nel testo Nozze di sangue(in scena al Teatro Le Laudi) e il loro tocco è evidente. La scenografia si avvale di sedie e panche da chiesa, luoghi da cui un coro di donne curiose e pettegole guarda, ascolta, bisbiglia, commenta. Sguardi indiscreti che giudicano ogni cosa. La realtà che Lorca descrive, infatti, è fortemente moralista, pronta a puntare il dito. I personaggi sono quasi sempre insoddisfatti e infelici, o troppo ingenui. In entrambi le opere in primo piano c’è una madre-padrona che farebbe qualsiasi cosa per preservare i propri figli dalle sciagure, ma in Nozze di sangue (interpretata da Valeria Vitti), purtroppo, marito e figlio sono stati assassinati da una famiglia “rivale”. Le rimane solo un altro maschio (Rosario Campisi), ingenuo e delicato, la cui sorte è minacciata da un matrimonio imminente.

La sposa (Gaia Nanni) non ha dimenticato il suo primo amore Leonardo (Fabio Rubino), marito di sua cugina (Cristina Di Sciullo), la quale sa della passione che li lega, ma finge di ignorarla. Leonardo, inoltre, appartiene a quella stessa famiglia che ha ucciso i familiari dello sposo. Due motivi per non essere molto simpatico alla madre di quest’ultimo. Il giorno delle nozze i nodi vengono al pettine. La promessa sposa è inquieta, si respira un’aria di morte e non di festa. Vano il tentativo di consolazione della serva fedele (Anna Collazzo). Nonostante la donna cerchi rifugio nel suo fidanzato, alla fine cede alla tentazione e fugge via con Leonardo. Gli omicidi passati tornano come un vortice nel cuore di quella madre che ha tirato su da sola il suo unico figlio e ora lo vede infamato. Per colpa di chi, poi? Proprio di uno di loro. Al rancore segue la voglia di vendetta. Agli occhi del paese è bene riacquistare rispetto e onore.

Il preludio di morte è scandito da una musica bellissima. La scelta è caduta su pezzi in cui gli archi fossero protagonisti, musiche di origine araba, le quali rappresentano una realtà che ancora oggi è molto simile a quella spagnola del secolo scorso: l’onore della famiglia, la castità della donna, il comportamento moralmente auspicabile sono elementi fondamentali nella cultura tradizionale musulmana. I coltelli sono graditi qualora tali valori vengano messi in discussione, sono arma prediletta per rivendicare l’onore o per dimostrare la propria forza. Proprio come accade in Nozze di sangue. In teatro un fitto pubblico di giovani – e questo fa piacere – ha applaudito la messinscena asciutta e intensa di Biribò e Toloni, grazie a un gruppo di attori affiatato. Sedici per la precisione